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I giorni di sempre

cronache Montane

Son giorni storti piegati all’inclemenza dell’accadere, nessuno sforzo di volontà riesce a raddrizzarli. Costretti tra ciò che è inesorabilmente finito e ciò che sarà ma non si sa o non si osa immaginare. Macerie ingombrano ogni possibile direzione, vanno rimosse. Il materiale è abbondante, composito: selezionare, discernere con attenzione. Una parte dovrà far barriera ad evitare esperienze già giudicate, e sono molte, qualcosa dovrà rigenerarsi scavando in profondità o aprendo a sbocchi fino ad oggi impraticabili.
E arriva l’estate la dicono bella stagione, buoni motivi ma resta una opinione suffragata da un sistema sociale e produttivo specifico: le ferie, le vacanze, il mare balneare e i monti da escursione. È la stagione degli eccessi: troppa gente, troppe feste, troppo tutto. Caldo, tafani, zecche. Si salva l’imbrunire, rifulge la notte e l’aurora ha l’oro in bocca, un attimo, poi secca. Comunque benvenuta, che si dispieghi e passi.
Tornerà l’autunno tornerà l’inverno e poi la primavera, i giorni di sempre e i nuovi conti. L’attesa è laboriosa di gesti quotidiani, azioni doverose. Imprevisti e sorprese la tengono allertata. Tutto è movimento e ciò che, di suo, risulterebbe gravoso e immoto viene comunque sballottato, spinto, stiracchiato a destra e manca, esposto e mutevole.

un fine settimana inizio giugno nell’anno di grazia MMXVIII
tra il reale metropolitano e l’immaginario montano
la solidità, architettura e prestigio, di una istituzione culturale storica
la leggerezza palpabile di una gher, intrusione visionaria d’altro tempo

 vagano parole.reading di giovanni lindo ferretti (2)

In paese da ieri è tutto un trafficare laborioso, aie e strade ripulite e sistemate.
– Quanta disponibilità, quanta cura, quanto affetto viene copiosamente elargito dai pochi residenti a beneficio di tutti? Non si nota altrettanto spesso la giusta corrispondenza e risultano scomparse le ultime tracce di un assetto istituzionale. –
Stamattina il cielo era turchese, smagliante di sole, poi si è annuvolato, gravido d’acque che da qualche parte dovranno pur scaricare. È una stagione di piogge: tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo un temporale e noi avremmo bisogno di sole sereno stabile, almeno domenica.
Noi siamo il Circolo, i Briganti, la Fondazione. Gli Scaminati di Sassalbo a dar man forte e tutti coloro che ci aiutano in questa giornata che abbiamo voluto e di cui avremmo volentieri fatto a meno. Si fa quel che si deve, a volte al limite di ciò che si può.

Quando tutto è cominciato, un’idea sorretta dalla ferrea volontà e il conseguente operare di Erika, per la Fondazione c’erano ancora barlumi di speranza e presentare, in questa occasione, il teatro barbarico ATTO II poteva risultare una opzione auspicabile e salutare. Il lungo viaggio – sette anni di uomini, cavalli e montagne – qui a Cerreto in una occasione simile, una festa di paese, aveva sperimentato la propria ragion d’essere, la propria intrinseca forza, e qui, lo speravo, avrebbe potuto ritrovarne il gusto. Cumulavo parole, suggestioni, brandelli di una visione racchiusi in una frase Ventasso: un monte, un lago, un eremo. Un cavallo. Un nuovo municipio. Non è successo, non succederà, quel viaggio è finito irrimediabilmente due mesi fa.
Diversi altri progetti erano in atto a sostegno e salvaguardia della Fondazione tra cui un CD, registrazione della serata di Santa Lucia, 13 dicembre 2017, in San Pietro dei Chiostri, altro luogo fondamentale. Abbiamo fatto il possibile perché fosse pronto, per riuscire a presentarlo in questa occasione, un piccolo contrattempo in stampa ce lo impedisce. Sarà disponibile dalla prossima settimana. Così vanno le cose, così devono andare.

Venerdì 8 giugno, Cerreto Alpi/Milano alta velocità a/r
Sabato pomeriggio montaggio e domenica, verso il tramonto, presentazione al paese e alle montagne di una gher. Mongolia felix e Mongolia nostra a spiegarne le ragioni se interessati.
Il consiglio è portarsi una coperta o una stuoia da stendere a terra, passando in paese acquistare frittelle, gnocco fritto, una mela di Serena, per una sana merenda ipercalorica. Accomodarsi beatificando gli occhi e godendosi il silenzio. Echi di ciò che fu, ciò che resta, tutto intorno.

ph. Martina Falcucci Chinca