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Fondazione Fondamenta

Cerreto Alpi — Tarda estate, 18 agosto - 24 settembre 2017

FONDAZIONE/FONDAMENTA, ci pensiamo da mesi, ci lavoriamo da settimane, la mostra sarebbe pronta. Non riusciamo ad aprirla. Inaugurarla pare un atto oltraggioso. Inadatta alla luce dirompente del solleone, al caos vacanziero, si anima di penombre, silenzi, voci basse. Nell’immobile, nel buio della notte, riluce leggera e sospesa, esposta al tempo: i secoli dei secoli, oggi. Ci attardiamo ogni sera, rubando ore al sonno – il mattino arriva presto e non è il caso di maledirlo – sistemando una luce, un’ombra, contemplando una mancanza. Perché? Per chi? Dovevamo, secondo programma, inaugurarla a metà luglio: una piccola mostra per raccontare un anno di lavoro, di vita. Le cose nel loro succedere. Non è stato facile. C’era la visione dell’insieme ma gravata da un senso di pesantezza, di ottusità. Le cose vanno lente, o non vanno. Ritorte, stagnanti, si intristiscono. Poi attimi di pura gioia squarciano, d’improvviso, la fatica quotidiana e tutto ha senso, trova giustificazione e conforto. Stiamo facendo ciò che vogliamo fare nell’unico luogo in cui vorremmo essere. Il resto è conseguenza, bisogna farsene ragione e accettarne le negatività. Ubi MAIOR minor CESSAT.
Maior è la vita, il dono più prezioso, a cui dovremmo rendere merito e di cui dovremo rendere conto, minor sono le contingenze in cui ci troviamo ad operare. Lo si può fare con giudizio, in serenità, giorno dopo giorno. Siamo solo di passaggio …altro ci fu, e sarà, e quanto e in quale forma…

FONDAZIONE/FONDAMENTA. Esposizione.
Una foto di Serena Badalassi, un colpo d’occhio sull’essenza, la nostra ragion d’essere.
Il teatro barbarico a Palazzo Te, Mantova settembre 2016, in 20 polaroid b/n di Vittorio Vizzini.
La locandina, un’immagine di preparazione della Cerimonia nelle vecchie scuderie di palazzo e la cartolina di fame d’erba, mostra fotografica sui giovani pastori dei nostri monti, appena conclusa.
Da un servizio fotografico di Jacopo Benassi due scatti, uno segnaletico: chi siamo. Uno che ci ricorda il miracolo della vita: Athena, nume delle stalle, cieca e sorda, eroica nell’affrontare le disgrazie, arresa nel godersi le piccole gioie del vivere.

L’esperienza didattica, sospettosa nel formularsi, incredula poi sorpresa nello svolgersi: – è possibile instaurare un rapporto significativo tra una scalcagnata Fondazione che pratica una disciplina astorica e fallimentare e giovani studenti? -. Le terracotte, gli schizzi, le cartoline, di un gruppo di allievi del Liceo Artistico di Reggio Emilia, gli sguardi sorridenti dei bambini della scuola elementare di Collagna sono qua ad interrogarci. Stimolano ed esigono risposte.
DUSTmagazine, oggetto fashion cosmopolita. Contiene una intervista e la messa in scena con set fotografico di gran moda di AFFABULAZIONE di P.P.Pasolini. Una incursione del contemporaneo più smagliante, da Berlino, Londra, New York, nello spazio domestico: casa e stalle. Una proposta imprevista accettata con un margine di dubbio che solo a posteriori poteva essere risolto. Ne siamo felici. Scatti col cellulare dal back stage.
Un piccolo acquerello, dove il tutto ha origine, di Simona Bramati.
Due pezzi da “non avere timore” una Annunciazione per il nostro tempo, un progetto di Roberto Pietrosanti, definito e realizzato a Cerreto, in collaborazione, mentre si stava costituendo la Fondazione. Presentato, quest’anno, a Bologna ArteFiera.
Uno sguardo privato di “Illumina le tenebre” mostra fotografica e libro di Federica Troisi. Ritratti dall’enclave serba di Velika Hocja per cui ho scritto poche ruminate parole. Kossovo e Metohija è diventato, in questi mesi, parte essenziale del paesaggio in cui vaga la mente e si radica il cuore. C’era già tutto rincontra Ci sono sempre stati: omaggio riconoscente ad Andrea Chiesi.
Una breve riflessione sul vivere in montagna, uscita come editoriale della rivista Luoghi dell’infinito/luglio agosto 2017
I video e le foto sparse sono di Martina Falcucci Chinca, arrivata da Roma residente a Cerreto, stalliere e addetto culturale. Dal nostro sito per invitare al nostro sito www.fondazioneferretti.it 40 minuti di immagini, suoni, parole, materializzano lo spazio privato di una scelta di vita nel succedersi delle stagioni.

FONDAMENTA/FONDAZIONE, l’allestimento.
È la vecchia stalla dei Comparoni, il casato di mia nonna Maddalena. Una ordinanza municipale degli anni ‘80 ne ha inibito l’uso in virtù di norme igienico sanitarie. Per un po’ è diventata garage. Privata dell’anima ha iniziato un travolgente deterioramento: la osservavo d’inverno gravata da coltre di neve e ghiaccio visualizzando il crollo del tetto. Tarme e tarli, ultimi e unici residenti, intanto festeggiavano polverizzando una massiccia travatura risalente al XVII secolo. Tolta la copertura a piagne e verificato lo sfacelo è stato evidente che solo un miracolo, perorato dalle ininterrotte preghiere di mia nonna, ha consentito di intervenire prima del disastro. I muri sono stati rinforzati con un cordolo antisismico, il tetto rifatto. Lo spazio, enorme rispetto le cubature montane, consola lo sguardo nella sua purezza, essenzialità. Volevo farne un piccolo teatro ma problemi economici e normative burocratiche paralizzanti non me l’hanno permesso. È uno spazio vuoto, d’autunno ci si ammassa la legna, ci sta bene – in casa sasso e legno, dice Paola, in viaggio ferro e cuoio – e a fine primavera torna vuoto. Da qualche anno, d’estate, diventa spazio espositivo. Non uno spazio accomodante, nemmeno nella fruizione materiale: il pavimento è sconnesso, spuntano sassi sedimentati nei secoli, in un angolo un mucchio di ghiaia, qua e là residui di legna scampata all’inverno in attesa del prossimo. Nessuna indulgenza all’ovvio, al caratteristico, al folklorico. Certo: come sempre così è, ma oggi, per quello che siamo. L’allestimento è determinato dalle soluzioni tecniche di Carlo, la presenza di Martina, che incrociando la mia visione devono fare i conti con un carattere indisponente, il mio, spesso insopportabile anche a me. Si può solo migliorare.

FONDAZIONE/FONDAMENTA. Note tecniche per un possibile utilizzo.
La mostra si offre allo sguardo di chi passa: si può sbirciare dalla porta laterale aperta e invalicabile. Una visione d’insieme furtiva ma legittima. Può succedere di trovare la porta aperta, si può approfittare della buona sorte. La sera dopo cena, sistemati i cavalli e terminate le incombenze quotidiane, è più facile, anche più bello. Con un po’ di buona volontà e di fortuna si può concordare una visita. La funzione prioritaria della mostra non è pubblica ma corrisponde ad una privata necessità: riordinare le idee, far tesoro dell’esperienza. Immaginare e stimolare ciò che sarà.
Ben vengano altri sguardi.

ph. Martina Falcucci Chinca