chiudi menu
 

DI CAVALLI E DI MONTAGNE

Rivalta, giardini della Reggia — Domenica 5 novembre, ore 15,30

Tutto è cominciato, sette anni fa, a Cerreto Alpi, in un tramonto estivo. Una voce narrante, poche basi registrate, un pugno di uomini e di cavalli per la messa in scena dell’epico racconto dell’Alpe e dei suoi abitanti. La commozione dei vecchi, le bocche spalancate dei bimbi, l’attenzione e la tensione dei partecipanti, ci hanno permesso di intravedere ed osare la messinscena di un’opera equestre: SAGA, il canto dei canti.

La disponibilità offerta dal Comune di Reggio Emilia per l’utilizzo dei Chiostri benedettini di San Pietro ci ha consegnato la più bella cavallerizza esistente, ci ha forzati ad un teatro equestre e ci ha dato la possibilità di esistere, resistere alle disgrazie, alle difficoltà di un impresa culturalmente fuori tempo, economicamente fallimentare, scalcagnata nell’organizzazione ma viva e sempre sorprendente.

Non abbiamo tralasciato alcuna possibilità pur vaga per garantirci la sopravvivenza. SAGA è tornata nei Chiostri, modificandosi, per quattro anni. L’ultima volta di ritorno dal Festival di Ravenna dopo essersi presentata in Piazza Santo Stefano, a Bologna, come Fondazione. L’utilizzo in scena dell’arte della mascalcia, fuoco incudine martelli, la quotidiana disciplina di un branco di cavalli, la complessità del rapporto uomo/cavallo, ci hanno instradato verso un’idea di teatro barbarico.
Il castello di Sarteano, la fortezza Firmafede di Sarzana, la Cittadella di Pisa, a Firenze sul lungarno San Niccolò e nel prato delle cornacchie alle Cascine, il teatro delle rocce a Gavorrano, la fortezza di Arezzo, le montagne sul lago di Como, Marina di Massa, ci hanno accompagnato in questo viaggio da casa verso casa. Transumanti tra bivacchi e accampamenti. Il castello dell’Imperatore a Prato, nel gelo di una domenica d’inverno, Palazzo Te a Mantova, nel cuore della storia equestre, ci hanno indotto all’essenzialità: la cerimonia del sé.
Noi e i nostri cavalli, per quel che siamo. In via di estinzione?

Ora il nostro destino si gioca sulle nostre montagne. L’esistenza del teatro barbarico presuppone la costruzione, l’organizzazione, di uno spazio in cui operare nel variare delle stagioni. Uno stato di grazia sospesa abitato per frammenti di tempo dalla bellezza, la verità delle cose, tra stalle, pascoli, cavalli, fattrici e puledri, cani. Una arena all’aperto tra i monti, alla fine di un ciclo storico, nello sgretolarsi di un paesaggio geografico, storico, umano. Ci stiamo provando e riprovando. Non è detto che ci riusciremo.

Ventasso è il nome del nuovo comune che raggruppa ed ha unificato i 4 comuni dell’alta Val d’Enza e dell’alta Val di Secchia: Busana, Collagna, Ligonchio, Ramiseto.
Ventasso è un monte, un lago, un eremo. Ventasso è un cavallo.
Era il terzo secolo A.C. quando gli storici greco latini al seguito delle legioni scrissero, per la prima volta, delle nostre montagne e dei loro abitanti: allevatori di cavalli… le prime parole. 2300 anni dopo, in quegli stessi luoghi, continuiamo ad allevare ed addestrare cavalli. La consideriamo una disciplina umanistica irrinunciabile, parte sostanziale di una identità. Servirebbero milioni di parole per distinguere, rimarcare, ma poi bisogna affidarsi agli occhi, allo sguardo, e il tutto si riduce a pochi impercettibili gesti che raccontano secoli, millenni, permettendo alla bellezza di manifestarsi.

I giardini della Reggia di Rivalta sono un luogo molto speciale: alle porte della città di Reggio Emilia dove tutto è cominciato, come orizzonte il crinale. Mille percorsi hanno tracciato nei secoli, nei millenni, questo spazio. Ora tutto sembra concentrato sulla strada statale 63, la sua rettifica e velocizzazione. Forse necessario, certo non sufficiente mentre tutto, in alto, sta chiudendo e scivola irrimediabilmente verso il basso.

Domenica 5 novembre, ore 15,30
RIVALTA, giardini della Reggia

sei cavalli, quattro cavalieri, voce e canto, una chitarra elettrificata
di CAVALLI e di MONTAGNE
in scena:
Elegante, Tancredi, Ugolino, Ben, Scricciolo. Brigante della Pernice.
Marcello Ugoletti, Cinzia Pellegri. Anya e Ismail.
Giovanni Lindo Ferretti, Luca A. Rossi.

Nella luce di un pomeriggio d’autunno, pochi elementi essenziali: un recinto di legno, un piccolo palco. L’arte di allevare ed addestrare cavalli come condizione di identità storica e geografica. Appartenenza ad un territorio. Una voce per conservarne l’epica rigenerandone le modalità espressive.

“come sta facendo il sole
giù nel mare, dietro il monte, similmente a voi
la fronte, chino, prima di iniziare.

In questa incerta ora narrerò di vita e morte 

di cavalli, di montagne, di una vacillante sorte”

Anno di grazia MMXVII, autunno.