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Per Via II

cronache Montane

L’estate è finita e proprio sul finire è tornata la pioggia. Piccole scosse di gocce minute ed insistenti, le si vedevano arrivare da un crinale all’altro, invitavano ad esporsi, allargare le braccia, alzare gli occhi al cielo. Un ticchettio leggero, soffuso e pervasivo, ad alleviare un’arsura prolungata giunta alla fase terminale, quella in cui gli animali selvatici muoiono di stenti e quelli domestici al pascolo vanno nutriti come fossero nelle stalle. Soffrire la fame e la sete nella stagione che, sui monti, dovrebbe essere la stagione dell’abbondanza. È finita. La pioggia ha continuato a cadere, lentamente, per giorni, intervallata il giusto affinché non una goccia venisse sprecata da un defluire veloce poi tumultuoso e distruttivo. L’acqua dei fiumi è rimasta limpida, cresciuta pochissimo, tutta è stata assorbita, ha dissetato la terra e le piante. Ha inzuppato il terreno e tempo due giorni già verdeggiava. Una lieve sfumatura sempre più vivida poi l’erba è cresciuta, corposa, da brucare per sfamarsi ed è ricominciata la festa selvaggia della pastura, della vita.
L’autunno è iniziato calcando i colori dei boschi, il cielo turchese, limpido e terso, o coperto, scuro sfumato plumbeo. I paesi si sono svuotati, vibrano sospesi nell’immobile. Squarci d’immenso.

È ora di mettersi per via, seconda parte.
Niente di ciò che è stato pensato, scritto, messo in pratica, è mutato ma è successo qualcosa di impensabile a priori ed ha arricchito di sfumature preziose il percorso e il pensiero che lo sostiene. Tutto fu determinato all’origine quando i nostri progenitori decisero a chi affidare, in cielo, la protezione delle nostre comunità e scelsero l’Arcangelo Michele, i Sassalbini, e Giovanni Battista il Precursore, i Cerretani. A meditare quelle scelte oggi, qualche secolo più di mille anni dopo, palpita la vertigine.
( Come ci avessero affrancati da un ciclo storico, che ora sembra alla fine, ancorandoci a quello precedente. – Per essere in grado di non lasciarci intrappolare e stritolare da questo? – ) Ci sono pensieri troppo impervi e troppo nuovi per poterli affrontare con leggerezza.

Venerdì 29 settembre un dono molto prezioso viaggerà da Cerreto a Sassalbo. Una piccola icona raffigurante i due Santi Patroni, dipinta per l’occasione nel monastero di Decani, è giunta a noi, con noi attraverserà le nostre terre, passo su passo per le antiche vie, per benedire il passato e il futuro. Queste terre che segnarono il limes delle guerre goto-bizantine, a Dio piacendo, vedranno di nuovo il passaggio di una venerabile icona, con il carico di preghiere che la sostiene e di un monaco ortodosso che l’accompagna. Inni e canti sciogliamo o fedeli al divino eucaristico Re… Esposti al tempo, senza temerlo, siamo qui da secoli e secoli nei millenni. (Nella liturgia domenicale il sacerdote celebra nell’ordine di Melchisedec, sacerdote dinnanzi all’Altissimo quando Abramo muoveva i primi passi.) Ben radicati, come gli alberi e le rocce che compongono il paesaggio. Lo scorrere del tempo, terremoti, alluvioni, incendi, e l’equivalente negli accadimenti umani, mutano la forma ma non intaccano la sostanza e le virtù teologali non subiscono danno.

Poche parole sull’Icona.
L’albero è stato abbattuto, come da tradizione, durante il periodo del digiuno dell’Avvento, dicembre 2016. Era un pino rigoglioso, come quello utilizzato per la croce di Nostro Signore. Lo ha abbattuto Padre Isaija. Padre Avakum, mastro ebanista, l’ha rastremato a sgorbia. Vista la speciale simbologia dell’Icona ha inserito i raddrizzanti posteriori, a incasso, in legno di rovere il trasversale superiore e legno di cipresso il trasversale inferiore. Il rovere è l’albero utilizzato da Re Salomone nell’edificazione del tempio, il cipresso è il legno della scatola di imballaggio che conteneva il famoso polileije (candelabro) di Dečani, forgiato dalla Carica Milica nel 1390 e donato al monastero nel 1392, ancora oggi in uso nella Divina Liturgia del monastero. Da questi tre differenti legni sono ricavate anche le croci personali che i monaci ricevono nel giorno in cui la comunità li accetta quali novizi. Utilizzare differenti tipi di legno ci aiuta a rammentare che la diversità è un valore e una ricchezza.

Tra l’albero e l’uomo c’è un legame ancestrale.
Secondo gli scritti di Nicodemo, Seth, figlio di Adamo, si recò sino alle porte del paradiso terrestre per chiedere all’Arcangelo Michele “l’olio della misericordia” con il quale ungere il padre, che era in punto di morte. L’Arcangelo rispose che l’olio sarebbe stato concesso dal figlio di Dio nel momento della Sua venuta (ossia dopo cinquemila e cinquecento anni secondo il calendario ebraico) ma, mosso a compassione, donò al figlio un ramoscello da piantare sulla tomba del padre. Un affresco del Gaddi, XIV secolo, nella basilica di Santa Croce a Firenze, racconta questa storia.
Ha preparato la tavola, con il procedimento della “collatura”, Padre Kirijak. Padre Luka ha concepito l’immagine, Padre Teodor l’ha dorata. Padre Benedikt ha contribuito raccogliendo le trentasei uova, diciotto bianche e diciotto ambrate, per la “stemperatura”.
Il 4/17 luglio, nel giorno in cui la chiesa ortodossa ricorda Sant’Andrej (Rublëv), iconografo russo del XIV secolo, Padre Luka, iconografo del Monastero di Dečani, ha iniziato a dipingere e pregare. Mentre Luka dipinge, come prescrive San Giovanni Climaco, ripete incessantemente la preghiera: “Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà dei tuoi servi di Sassalbo e Cerreto che sono peccatori”. Lo ieromonaco Petar, Padre Kirijak e Padre Benedikt lo sostengono con la medesima preghiera. Uno all’alba, uno durante la Divina Liturgia, uno al vespro, ad eccezione del Giovedì, in cui i nomi dei servi di Sassalbo e Cerreto, vengono inclusi nel Canone di supplica al Santo Re Stefano.

note per i viandanti
Chi fa tutta la strada a piedi parte dalla Chiesa di Cerreto al tocco delle 8 di mattina, uscendo dal paese da Stett sull’antica strada dei Toschi. Sosta devozionale davanti le maestà che proteggono il cammino: la madonina dla Costa, la madonina d’Rivazel. Sotto il valico, al guado di Ribianc, si lascia il percorso per Sbdalacc deviando verso la cantoniera della statale 63 che verrà percorsa fino al Passo del Cerreto poi per qualche centinaio di metri verso il Lago fino ad incrociare l’antica strada dal Tornell, al Pass dal Gatt, che verrà imboccata in discesa verso Sassalbo.
In questo modo verranno percorse, a passo lento, processionale, le due strade storiche, di sempre, e la strada moderna carrozzabile: il viaggiare dell’icona lo richiede.
Chi fa solo la discesa, comunque meritevole, esente da fatica e in tempo breve, si troverà alle 10.30 nel curvone dopo il Passo del Cerreto in direzione La Spezia dove c’è il posto per parcheggiare le auto. Da li, a piedi, si imbocca la strada per l’Ospedalaccio e dopo poche centinaia di metri, in cui la vista può spaziare dal Crinale al mare, si imbocca il sentiero verso Sassalbo. Prima dell’entrata nel castagneto è il punto di incontro con i viandanti che portano l’icona. Da lì in poi la strada è un salto nel passato, il tempo non l’ha toccata e la cadenza dei passi ricalca quella di tutti coloro che ci hanno preceduto e rimanda a coloro che ci seguiranno. All’imbocco del paese, ore 12, incontreremo la processione di San Michele che uscendo dalla Santa Messa ci verrà incontro e, dopo la benedizione, tutti insieme attraverseremo il paese per tornare alla Chiesa. A seguire il pranzo, in buona compagnia.

Come già il 24 giugno a Cerreto i convenuti portano da mangiare e bere, meglio se qualcosa di buono, il tutto viene apparecchiato per tutti e ognuno si serve di ciò che c’è.