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Al fine

cronache Barbariche

È cominciato così: una sezione del “progetto per la riqualificazione e promozione dei giardini della Corte di Rivalta“ li individua come luogo privilegiato per un nuovo rapporto culturale di “scambio” tra città e montagna. In questo contesto la Fondazione SAGA il canto dei monti, con sede nel Comune di Ventasso, può presentare ..di CAVALLI e di MONTAGNE, spettacolo equestre in forma di epico racconto, promosso dal Comune di Reggio Emilia, da tenersi in spazio concordato con la struttura responsabile, domenica 15 ottobre alle ore 16.

Avrebbe dovuto essere il 15 ottobre è stato rinviato a domenica 5 novembre. Un enorme spazio piano/vuoto riconvertito ad utilizzo agricolo. Alle spalle la città di Reggio Emilia, il crinale dell’Appennino davanti agli occhi. La strada statale 63 come collegamento in un tragitto continuamente rettificato, velocizzato – e non basta mai – mentre un reticolo infinito e mutevole di antichi tracciati scompare lasciando vistose tracce. Se è possibile ripensare un cammino/ scambio-città/montagna per tempi non da reddito ma di rispetto e di conoscenza, che il teatro barbarico ne sia segno.

Venerdì 3 novembre, il cielo a nord est si presenta sereno luminoso, a sud ovest illividisce cupo. Il fronte del maltempo avanza, si frantuma, si ritrae. Caldo e siccità dovranno pur finire, reggessero fino a domenica sera per noi sarebbe perfetto. Marcello lavora con i cavalli, io con le parole – c’è sempre da sistemare o da modificare qualcosa – poi i lavori nelle stalle e il camion da caricare con il recinto, e riordinare, governare e la giornata è finita. Sabato 4 novembre, il cielo è grigio diluito, l’aria calda e a lavorare si suda, qua e là rischiara. Marcello scende a Rivalta per montare il recinto preparare i box e tutto ciò che servirà quando arriveremo con i cavalli. Sono solo nelle stalle, la giornata passa veloce, molto da fare e il tempo basta all’essenziale. Tutto intorno si pretende di sapere cosa succederà:
il meteo impera. Ci rifiutiamo di partecipare al gioco dell’ansia. Succede il presente. Tutto va fatto, fino all’ultimo momento quando l’imponderabile diventerà certezza. La decisione è nell’accadere.

Lo spettacolo è ad accesso libero, non contempla marchingegni tecnici. Un piccolo palco, un recinto che delimita lo spazio in cui muovono i cavalli. Il punto debole perché sensibile alla pioggia è l’impianto voce/suono, ma è piccolo si monta veloce, fino all’ultimo si può sperare. Non dovrebbe essere uno spettacolo a ricordarci che, sulla terra, nella vita, tutto è precario, sospeso ad un filo che non controlliamo. A rischio. Vale per le cose, le persone, gli animali. Meglio farsene ragione. Solo un anno fa l’Appennino centrale è stato sgretolato dal terremoto e, esaurito il pathos della comunicazione in diretta, subito rimosso. Abbiamo seppellito Davide pochi giorni fa, resta una mancanza lacerante. Ieri mattina è morto il cavallo di Anya, la sera prima stava bene, era giovane e forte. Se domenica 5 novembre non riusciremo per avverse condizioni atmosferiche ad andare in scena ci riproveremo la domenica successiva. E ancora.

La neve imbianca i monti, già ai Laghi si può calpestare. Cavalle e puledri, mossi dall’istinto, sono scesi dai pascoli e stanotte, dopo mesi bradi, dormiranno nelle stalle. Il maltempo sta arrivando ma confidiamo nell’estate di San Martino: un pomeriggio domenicale senza pioggia …di CAVALLI e di MONTAGNE deve andare in scena, aspetta tra attese e rinvii.
Giusto tre anni fa, in questi stessi giorni, finiva la cattività comanina e si preparava il ritorno a casa, a Collagna, tra una frana e un viadotto: la nascita della Fondazione. Esposti al tempo, sempre a rischio, forzati al mutamento per salvaguardare la nostra ragion d’essere. Si può osare uno sguardo nuovo? Marcello è stato in Fiera a Verona con due giovani stalloni del Ventasso, è un anno che ci lavoriamo, possiamo esserne felici. Ce n’era bisogno.

Se Luigi Ghirri avesse potuto scegliersi il tempo e il luogo per fotografare il teatro barbarico avrebbe scelto gli ex giardini della smantellata Corte di Rivalta, domenica 12 novembre 2017. È un pensiero di cui non riesco a liberarmi, e mi mette di buon umore.
Un grande spazio vuoto, leggera nebbia a scontornare un paesaggio sospeso nell’indefinito. Un piano verde d’erba ricresciuta con le scarse piogge d’autunno e un settore squadrato di terra arata, bruna e fertile. Qualche linea retta tracciata da pochi alberi, foglie giallo acceso. Un grande tondo, cisterna in disuso, segno tanto estetico che epico. Un recinto di legno, rettangolare. Una voce, un suono, sei cavalli possenti e scuri, quattro cavalieri. Ci sono ospiti preziosi: Anya e Ismail, c’è un cavallo bardigiano: Brigante della Pernice e tra i recinti si aggira Rossano. È la seconda volta, la prima, a Cerreto Laghi, è bastata per poter pensare che sta succedendo qualcosa, qualcosa che in qualche modo aspettavamo. Si va in scena ed è come oltrepassare una soglia sull’ignoto. Il primo ciclo vitale della Fondazione, iniziato nell’estate di San Martino del 2014 si conclude oggi. Nella notte una sontuosa nevicata sigillerà il passaggio coprendo ogni traccia antecedente. Sotto la neve ciò che è stato seminato, e non è andato disperso, può germogliare. Dentro è come fuori, una sintonia che protegge e consola. L’inverno arriva di colpo piombando nel bel mezzo dell’autunno, troppe foglie sugli alberi, troppi colori mescolati alla neve. Un’inquietudine profonda, sottile e affilata, pervade ogni cosa ma si allontana dall’operare quotidiano, non grava più, ottusa e paralizzante, i pensieri. Nello spettacolo un cavallo compare galoppando nella nebbia, un cavaliere volteggia leggero. Lo sguardo si rasserena. Il canto coglie il mutare del tempo.

Che il 2017 fosse per noi un anno difficile – ma quale non lo è? – ci era ben evidente e ci siamo concentrati su un unico obiettivo: radicarci sui monti e sopravvivere. Non forzare i tempi, non ridurre la complessità dello sguardo alle sole componenti negative. I cavalli stanno bene, le montagne stanno, gli uomini arrancano. Abbiamo delineato un rapporto costruttivo nelle intenzioni, tormentato nel concreto operare, con il nuovo Comune di Ventasso. Aperto uno spazio didattico con i bimbi della scuola elementare di Collagna e il Liceo Artistico di Reggio Emilia. Abbiamo costruito questo sito internet, Martina ne è parte indispensabile, e intrecciato alcune buone relazioni. Lavoriamo molto, spesso per solo istinto di sopravvivenza. Una tempra da antichi montanari. Contenere il disagio, accettare le incomprensioni, facendo forza sulle positività. Quando va proprio male siedo con Athena sotto il cavalcavia, guardo le frane, i campi abbandonati, il bosco prorompente, le stalle, la casa. Tutto ciò che resta di questi sette anni è concentrato in questo spazio. Un buon rifugio che non è riuscito a diventare dimora. Qualcosa si è inceppato. Vedo ciò che è stato, il molto da fare, ascolto il respiro del tempo filtrato dai monti. Athena al mio fianco, cieca e sorda, arresa alla vita e fiduciosa oltre ogni limite, basta a consolarmi e arriva Hera a controllare – si, tranquilla, va tutto bene – si torna al lavoro. Siamo io e Marcello e sebbene lui lavori per tre resta la mia parte. Possiamo contare, all’occorrenza, sull’aiuto di Martina e di Carlotta. A Rivalta è andato in scena il passato ma questi sono già giorni nuovi. Tutte le vere imprese sono un rischio e in montagna il rischio è ottimizzato ma il profondo legame, carnale, che lega gli uomini al proprio paesaggio, a chi li ha preceduti, a chi li seguirà, risulta impagabile e incomprabile e, misteriosamente, ripaga.

ph. martina falcucci chinca